Pistoia fin da secoli aveva il vivaismo proprio al cuore. Il vivaismo pistoiese, infatti, si sviluppò secoli fa a partire dagli orti del centro cittadino.
“Una tale dislocazione può apparire contraddittoria, in realtà il motivo per cui i vivai si svilupparono da noi all’interno delle mura urbane ha una sua precisa logicità.
I contadini, i piccoli proprietari, i mezzadri, mancavano dello stimolo necessario per intraprendere la nuova attività. Avevano a disposizione il terreno e le attrezzature, ma difettavano di capitali da investire e delle conoscenze tecniche e specifiche per coltivare piante di cui talvolta neppure conoscevano l’esistenza.

Diversa era la situazione delle famiglie nobili, proprietarie di vasti parchi e tenute agricole. Esse disponevano dei terreni, dei capitali e anche della possibilità di entrare in contatto con le accademie e i centri di botanica di Firenze, ma questa classe sociale non aveva alcun interesse a investire in una attività incerta e ancora pressoché sconosciuta.
I primi orticoltori pistoiesi non appartennero così a nessuna di queste due categorie, ma furono giardinieri di città che, da una parte, vivendo in condizioni economiche modeste, avevano necessità di trovare una nuova attività fruttifera, e dall’altra potevano venire quotidianamente a confronto con gli ambienti più aggiornati circa le innovazioni e le tecniche specializzate di produzione botanica.
Questa doppia prerogativa fu il mix adatto a innescare un ingranaggio che, nel corso degli anni, sarebbe diventato la principale risorsa della città” (Francesca Bardelli, Storia del vivaismo a Pistoia, Pistoia, Etruria Editrice, 1999, p. 29).
Ancora oggi, per chi vuole comprare una pianta decorativa, Pistoia, con il suo clima mite, il terreno fertile e la maestria dei suoi vivaisti, rimane una meta ideale.


